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mercoledì 19 luglio 2017

La circolare INPS 18 maggio 2017, n. 87 comunica i livelli reddituali utili alla corresponsione dell’Assegno al Nucleo Familiare (ANF) da applicare nel periodo compreso dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2018 alle diverse tipologie di nuclei familiari.
Il nostro ufficio stipendi ha diramato la nota circolare, nella quale invita le colleghe e i colleghi interessati a trasmettere la propria situazione reddituale per un adeguamento del relativo assegno.

mercoledì 12 luglio 2017

venerdì 21 aprile 2017

Pensioni: parte campagna 'Prendi l'Ape sociale prima che voli'



Ape sociale

L'Anticipo pensionistico agevolato, a differenza dell'Ape volontaria, non comporta alcun onere per i lavoratori e le lavoratrici interessati ed è sostanzialmente una forma di flessibilità di uscita dal lavoro, ma non è generalizzata.
Le platee coinvolte sono sostanzialmente divise in due tronconi, fermo restando, per entrambi, il requisito anagrafico di 63 anni entro il 2017.

·         Il primo investe coloro che risultano disoccupati e senza ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, i lavoratori o lavoratrici che assistono da almeno 6 mesi coniuge, genitore o figlio/a conviventi in condizione di handicap grave e gli invalidi civili, con un grado di invalidità pari o superiore al 74%. Per tutti, oltre al requisito anagrafico di 63 anni, è necessario aver maturato 30 anni di versamenti contributivi.

·         Il secondo filone comprende, invece, lavoratori e lavoratrici che svolgono attività gravose e pesanti, quali sono al momento, per quanto riguarda la nostra categoria: infermieri e ostetriche ospedalieri adibiti a turni, addetti alla cura e assistenza di persone non autosufficienti, insegnanti dei nidi e delle scuole di infanzia e operatori ecologici. In questi casi, però, oltre ai 63 anni di età, bisogna aver maturato 36 anni di anzianità contributiva, di cui 6, in via continuativa, in una di queste attività.


Le specificità sono tali da rendere molto complicata l'operazione. Da qui la campagna di informazione dell'Inca Cgil perché le lavoratrici e i lavoratori interessati possano rivolgersi fin da subito alle strutture territoriali del patronato della Cgil per avere tutte le informazioni necessarie. Altre informazioni su www.inca.it



giovedì 20 aprile 2017

Bonus Nido 2017: nel 2017 le famiglie che iscrivono i figli all’asilo nido riceveranno un contributo mensile per un totale di 1.000 euro l’anno.

Il Bonus Nido INPS è il contributo da 1.000 euro destinato alle famiglie che iscrivono i loro figli agli asilo nido pubblici o privati. La misura consiste in un buono di mille euro su base annua, erogato direttamente al genitore richiedente con cadenza mensile per undici mensilità (circa 90,9€ al mese), per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati di ciascun bimbo nato o adottato dal 1° gennaio 2016 in poi (previa presentazione di idonea documentazione). Bonus erogabile per un massimo di un triennio.

Chi può richiedere i 1.000 euro?

La Legge di Bilancio (art. 1, co 355 della legge 232/2016) e il (DPCM 17 Febbraio 2017 che reca le modalità attuative per l'erogazione del buono) stabilisce che possono richiedere il Bonus Nido tutte quelle famiglie che:

·         hanno un figlio nato dal 1° gennaio 2016;
·         lo iscrivono ad un asilo nido.

Tra i requisiti del Bonus Nido non figura il limite ISEE, quindi possono farne richiesta tutte le famiglie indipendentemente dalla soglia di reddito il beneficio viene erogato secondo l'ordine di presentazione telematica delle domande.

Possono richiedere il bonus anche le famiglie nelle quali c’è un bambino al di sotto dei tre anni affetto da una malattia che gli impedisce di frequentare il nido. In questo caso, i 1.000€ sono spendibili per garantire assistenza a domicilio al bambino affetto da patologia cronica.

Come fare la domanda?


L’INPS non ha ancora emanato istruzioni operative per l’invio della domanda per il Bonus Nido, probabile quindi che la presentazione della domanda andrà fatta in modalità telematica collegandosi al sito INPS ed accedendo all’area personale utilizzando il PIN INPS dispositivo. Per richiedere il PIN dispositivo collegarsi a…

martedì 31 gennaio 2017

Università: precariato, reclutamento e valorizzazione professionale i temi trattati nell'incontro con la Ministra Fedeli

Il resoconto dell'incontro del 26 gennaio 2017 al Miur.

Si è svolto il 26 gennaio 2017 l’incontro al Miur con la Ministra Fedeli sul tema dell’Università e sui settori della conoscenza.

La Ministra Fedeli nelle sue dichiarazioni ha ribadito di voler attribuire valore al confronto con le organizzazioni sindacali e che ci saranno convocazioni in occasione di provvedimenti legislativi di responsabilità del suo dicastero. Rispetto all’apertura del tavolo per il rinnovo del contratto di lavoro dei settori istruzione e ricerca si è impegnata a lavorare ad un atto di indirizzo e a consultare preventivamente le parti sociali. Rileviamo anche che il ministro ha riconosciuto l’importanza politica dell’accordo del 30 novembre 2016. Si tratta di un orientamento all’ascolto delle parti sociali confermato dalle dichiarazioni della Ministra, che avremo modo di valutare se realmente favorirà la riapertura di spazi negoziali che riteniamo necessari per invertire le politiche regressive degli ultimi anni
Le posizioni della Flc CGIL:
  • investimento straordinario nell’infrastruttura di ricerca che aumenti i fondi ordinari degli atenei e finanzi un piano consistente di immissioni in ruolo con l’obiettivo di risolvere la piaga del precariato storico e di far crescere il numero complessivo di ricercatori e tecnici.
  • Una soluzione urgente sul dilagare del precariato;
  • Lamentiamo l’assenza di una governance unitaria per enti e università che rappresenta la maggiore debolezza organizzativa del sistema.
  • Occorre garantire la piena applicazione in merito all’autonomia di spesa con particolare riferimento al precariato, all’autogoverno e alla omogeneità del sistema.
Nei prossimi mesi arriverà in parlamento l’ultima parte dei decreti attutivi della delega sulla riforma della pubblica amministrazione tra cui la riscrittura delle norme sul lavoro pubblico. Si inizierà contestualmente la trattativa all’Aran per il rinnovo del contratto di lavoro. Sarà fondamentale aprire una interlocuzione con il Miur su questi temi auspicabilmente utile all’elaborazione di un atto di indirizzo per il contratto da parte del Ministero...continua
fonte Flc CGIL

mercoledì 9 novembre 2016

Legge di bilancio 2017: Il commento


Vi segnalo la pubblicazione sul sito nazionale della Flc CGIL di un primo commento alla legge di bilancio 2017 in discussione alla camera. In evidenza:


Il rinnovo dei contratti

Si sceglie la singolare strada di un “pacchetto tutto compreso”, un fondo su cui dovrebbero gravare le assunzioni nella pubblica amministrazione e nelle forze dell’ordine, il riordino delle carriere e la proroga del bonus di 80 euro per le forze armate e corpi di polizia, i costi del rinnovo contrattuale. Le stime su quanto resterebbe per i Ccnl sono variabili, ma nessuno si spinge oltre i 900 milioni a regime, a cui aggiungere quelli che dovranno stanziare le amministrazioni non comprese in quelle centrali, tra cui università, enti pubblici di ricerca, comuni e sanità.
Si tratta di un fondo mal costruito e insufficiente. Il percorso del rinnovo nei settori pubblici continua a essere ostacolato dalla mancanza di risorse adeguate in aperto contrasto con quanto sancito, peraltro, dalla Corte costituzionale.

Università e ricerca

Spicca la diversa entità delle risorse destinate alle imprese attraverso gli incentivi finalizzati alla supposta innovazione tecnologica rispetto a quelle investite direttamente per università e enti di ricerca che sembrano collocate ìn una logica sussidiaria e marginale rispetto anche al programma industria 4.0.
A parte l’investimento pluriennale per 768 mln di euro nello Human Technopole di cui abbiamo ampiamente detto, oggi coperto dalla foglia di fico di una fondazione Miur-Mef, ci sono circa 300 milioni di euro per diverse misure a favore dell’università ma soprattutto destinate direttamente ai dipartimenti, un aumento del turn over al 50% a cui si aggiungono le risorse per il diritto allo studio. È un’inversione di tendenza da riconoscere e apprezzare perché finalmente mette il segno più su alcune priorità, ma con risorse scarse e spese, purtroppo, spesso male. Piuttosto che aumentare il fondo ordinario si cercano tutte le strade possibili per non farlo, sulla base del pregiudizio che le università siano luoghi di spreco salvo presunte eccellenze che solo una sapiente miscela di valutazioni di Palazzo Chigi e dell’Anvur possono riconoscere e giubilare. La maggior parte delle risorse previste per l’università è attribuita secondo meccanismi che bypassano quasi sempre gli atenei e lo stesso Miur, in una sorta di commissariamento sempre più forte da parte del governo, come dimostra la follia delle cattedre “Natta” per fortuna già censurate dal Consiglio di Stato. La nota positiva riguarda senza dubbio il diritto allo studio, ma anche le norme specifiche su questo versante non sono immuni dalla retorica dell’eccellenza per cui si dividono le risorse, che andrebbero destinate al fondo nazionale, in provvedimenti diversi tra cui quello istitutivo di superborse di studio (500 come le cattedre “Natta”, evidentemente un numero magico) da assegnare a studenti supermeritevoli selezionati anche in base alle valutazioni Invalsi. È positivo che finalmente si sia capito che c’è un enorme problema dato dal calo delle immatricolazioni (25% in meno rispetto al 2003) e che quindi vadano messi in campo strumenti per recuperare questo gap che ci colloca tra gli ultimi posti in Europa. Il problema è che siamo ancora purtroppo molto lontani dallo stanziare le risorse che sarebbero effettivamente necessarie ed è importante allora non “sprecare” le risorse aggiuntive che pure si mettono, vedi l’inutile spot dei 500 euro ai diciottenni, ma finalizzarle tutto per garantire il dettato costituzionale della garanzia di accesso per tutti e a tutti i livelli di istruzione, a partire dal superamento totale dello scandalo degli idonei senza borsa.
In alcuni casi, come l’aumento del fondo ordinario per gli enti di ricerca vigilati dal Miur, si tratta di vere e proprie briciole per entità e destinazione, peraltro solo a partire dal 2018, che smentiscono gli stessi contenuti della delega sulla semplificazione riproponendo la distinzione tra enti strumentali non vigilati dal Miur ed enti non strumentali. I primi non ricevono alcun aumento di risorse, ma anzi rischiano di subire il contraccolpo del taglio delle spese per i ministeri come già avvenuto in passato.

La nostra iniziativa

La FLC CGIL presenterà emendamenti specifici al provvedimento al fine di modificarlo in parti salienti. Risorse vere per il rinnovo del contratto, stabilizzazioni e investimenti diretti nei nostri settori, questi gli obiettivi che indicheremo. Non daremo tregua durante tutto il percorso di discussione in Parlamento affinché si giunga a un testo che renda giustizia al diritto costituzionale di milioni di lavoratori di vedersi rinnovare il contratto di lavoro.


martedì 8 novembre 2016

Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016: le norme sui permessi

Domenica 4 dicembre 2016 dalle ore 7.00 alle 23.00 si voterà per il referendum costituzionale.
In allegato una scheda di approfondimento con le normative sui permessi elettorali, sia per esercitare il diritto di voto sia per i lavoratori impegnati nelle operazioni elettorali nei seggi.

Per saperne di più sul voto
Le agevolazioni di viaggio a favore degli elettori

scheda flc cgil le norme sui permessi elettorali per le elezioni politiche e amministrative e i referendum

mercoledì 31 agosto 2016

Università: il MIUR comunica la distribuzione dei punti organico 2016

Continua l’impoverimento degli Atenei Italiani. Bisogna invertire la rotta.

Il MIUR con il Decreto Ministeriale 619 del del 5 agosto 2016 ha comunicato alle Università i Punti Organico disponibili per il 2016. Registriamo come sempre i soliti effetti anomali, squilibrati e penalizzanti sul sistema universitario.
Le normative di riferimento per l’assegnazione dei Punti Organico sono la Legge 240/10 e il successivo decreto legislativo 49/12 nonché quanto previsto dal DPCM del 31 dicembre 2014 (Disposizioni per il rispetto dei limiti delle spese di personale e delle spese di indebitamento da parte delle università, per il triennio 2015‐2017) e dalle altre disposizioni di legge sul turnover.
Per effetto di detti provvedimenti su un totale di 1.989,45 punti organico che si sono liberati nel 2015 per cessazioni di personale universitario (docente e tecnico-amministrativo), ne vengono complessivamente riassegnati alle università solo 1.193,67 pari al 60% delle cessazioni.
Giova ricordare che il contestato meccanismo dei punti organico prevede questa corrispondenza di valori:
professore ordinario1 punto
professore associato  0,70
ricercatore (anche T.D.)   0,50
T.A.B.  categoria B0,20
T.A.B.  categoria C      0,25
T.A.B.  categoria D 0,30
T.A.B. categoria EP0,40
Dirigenti0,65
CEL0,20
Nella distribuzione dei punti organico per il 2016 quattro Atenei (Reggio Calabria, Seconda Univ. Di Napoli, Cassino e Siena) superano i limiti del 80% di spesa per il personale ovvero sono sotto all’unità per quanto riguarda l’indicatore di sostenibilità economico-finanziaria (ISEF) ed hanno quindi un turnover limitato al 30% della spesa annua relativa al personale cessato nel 2015.
Permane ancora nel 2016 il vincolo, previsto dalle ultime leggi di stabilità, di destinare una percentuale di punti organico   per la partecipazione delle Università alle procedure di ricollocazione del personale delle città metropolitane e delle province. Si tratta in particolare di complessivi 37,80 punti organico relativi a cessazioni del personale TAB che non possono quindi essere utilizzati ma accantonati appunto per far fronte all’eventuale ricollocazione del personale delle province.
Sarà pure un algoritmo a governare il processo, ma questo porta inevitabilmente verso il ridimensionamento se non la chiusura di alcuni Atenei, per lo più collocati al Sud, ma non solo.
Se gli Atenei siciliani, ad esempio, perdono in due anni complessivamente 388,55 punti organico e ne ricevono 147,77 (di cui 12,39 accantonati per le province); se gli Atenei sardi ne perdono 134,65 e ne ricevono 57,93 (di cui 5,03 accantonati per le province) questo avrà o no impatto sull’offerta formativa, sull’attrattività di questi atenei, sulla loro capacità di competere (parola che piace tanto ai nostri governanti)?
Ci sono invece Atenei che, anno dopo anno, vedono la possibilità di incrementare il proprio organico ben oltre il 100% delle cessazioni (ad esempio la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la Stranieri di Siena, la SISSA di Trieste, Catanzaro, Milano Bicocca e il Politecnico di Milano).
 Stiamo, o meglio stanno nei fatti decidendo una nuova geografia dell’istruzione universitaria proseguendo pervicacemente in quella che è stata la linea della cosiddetta riforma Gelmini. Meno Atenei, meno corsi, meno personale, meno risorse pubbliche, un sistema a due velocità con Atenei di eccellenza e Atenei licealizzati e un’istruzione superiore che diventa sempre più un miraggio per le classi meno abbienti.
Noi crediamo che si debba invertire rotta, che si debba uscire dall’emergenza e tornare ad investire su università e ricerca per dare una opportunità vera a questo Paese di uscire dalla crisi che lo attanaglia.
Basta con i punti organico che vanno solo aboliti, turn-over al 100%, piano straordinario di assunzioni e un FFO che torni almeno ad essere quello che era prima del taglio di quasi un miliardo di euro!

Vieni a firmare per la “Carta dei diritti universali del lavoro”

Un patrimonio di dignità e libertà, una sfida da vincere insieme. Vieni in tutte le piazze d’Italia e sostienila con la Cgil, “È tua firmala!”.

In tutta Italia è possibile firmare a sostegno della legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil.
La raccolta firme  per la Carta terminerà l’8 ottobre. Trova il punto di raccolta firme più vicino a te! Clicca qui.

Oppure Contattami sarò io a raggiungerti


martedì 23 agosto 2016

Contratti pubblici: per il settore della conoscenza occorrono risorse e rendere pienamente esigibile la contrattazione decentrata superando la legge Brunetta

Dopo l'incontro del 26 luglio u.s. nel quale la CGIL ha registrato da parte del Governo “un’apertura dichiarata che andrà verificata sul fronte della reale valorizzazione del lavoro pubblico e della riqualificazione dei servizi pubblici, così come sulla necessità di implementare le risorse a disposizione per i rinnovi parallelamente all’iter della legge di stabilità”, il commento della Flc-CGIL: È importante la disponibilità del Governo ad aprire il confronto sui contratti e sul testo unico di riordino del lavoro pubblico. Verificheremo sui tavoli politici e tecnici se quella disponibilità si tradurrà in atti concreti. La prima condizione per rinnovare i contratti nei comparti della conoscenza è stanziare le risorse necessarie nella legge di stabilità per incrementare il salario, garantire l’allargamento e la esigibilità della contrattazione decentrata e rivedere le parti normative. L’aumento del tabellare deve essere garantito a tutti e nello stesso tempo si deve affrontare la questione del rapporto tra salario e obiettivi di miglioramento qualitativo dei servizi...continua

Fonte: www.flcgil.it

martedì 5 luglio 2016

Precariato e abilitazione scientifica la Flc CGIL incontra la CRUI

Il il 20 luglio alle ore 17 ci sarà un incontro, insieme a CISL Università e UIL RUA, con il Presidente della CRUI.
L’incontro sollecitato dalla Flc CGIL per affrontare prioritariamente due questioni sulle quali  la Flc ritene importante una presa di posizione da parte della stessa CRUI:



In allegato due lettere, una a sola firma FLC CGIL e l’altra unitaria.

L’occasione dell’incontro speriamo possa essere utile anche per capire un primo orientamento della CRUI sul rinnovo del CCNL del comparto università.


mercoledì 13 aprile 2016

Responsabilità disciplinare dei dipendenti pubblici: il parere favorevole con osservazioni del Consiglio di Stato


Invito ad eliminare la responsabilità penale dei dirigenti e le azioni per danno all'immagine. I punti principali ed il testo del parere n. 864/2016 sullo schema di decreto.

Il Consiglio di Stato ha reso parere favorevole con osservazioni sullo schema di decreto legislativo sulla disciplina relativa alla responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti (6-4-2016) .
I punti principali del parere del Consiglio di Stato sulla disciplina relativa alla responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti.
 
Il parere, dopo aver ricordato il ruolo e la natura della funzione consultiva del Consiglio di Stato, prosegue con la attenta e dettagliata ricostruzione normativa della disciplina in materia disciplinare.
Segue l’esame ricostruttivo, anche in termini di obiettivi, delle regole predisposte nello schema.

In particolare, lo schema di decreto prevede:

– l'ampliamento del novero delle ipotesi riconducibili alla fattispecie “falsa attestazione della presenza in servizio”, con la statuizione che risponde della violazione anche chi abbia agevolato, con comportamenti attivi o omissivi, la condotta fraudolenta;

– l'introduzione della sanzione della sospensione cautelare senza stipendio del dipendente pubblico nei casi di “falsa attestazione della presenza in servizio”, da irrogarsi immediatamente e comunque entro 48 ore;

– l'introduzione di un procedimento disciplinare accelerato nei casi di “falsa attestazione della presenza in servizio”;

– l'introduzione dell’azione di responsabilità per danni di immagine della PA nei confronti del dipendente sottoposto ad azione disciplinare per assenteismo;

– l'estensione della fattispecie di reato “Omissione d’atti d’ufficio”, di cui all’artt. 328 c.p., ai casi in cui il dirigente (o il responsabile del servizio) ometta l’adozione del provvedimento di sospensione cautelare o l’attivazione del procedimento disciplinare nei confronti del dipendente che abbia attestato falsamente la propria presenza;

– l'estensione della responsabilità disciplinare del dirigente (o del responsabile del servizio) e irrogazione della sanzione del licenziamento disciplinare ai casi in cui lo stesso ometta l’adozione del provvedimento di sospensione cautelare o l’attivazione del procedimento disciplinare.
 
Modifiche proposte.
Quanto alle modifiche proposte, vanno segnalate le osservazioni concernenti la necessità di introdurre specifici e chiari termini procedimentali, in specie in tema di contestazione dell’addebito e di preavviso per la convocazione in contraddittorio, i quali devono essere compatibili con il termine di conclusione del procedimento, ma anche idonei ad assicurare l’effettività del diritto di difesa, nonché con la specifica indicazione del 
dies a quo di decorrenza del termine di conclusione del procedimento.
Viene poi suggerita una riflessione, sotto il profilo della ragionevolezza e della proporzionalità, in ordine all’introduzione della sanzione disciplinare del licenziamento in capo ai dirigenti e ai responsabili di servizio per i casi previsti dal comma 3-
bis, che sostanzialmente equipara il dirigente, quanto al trattamento sanzionatorio, ad un soggetto che ha concorso nella commissione dell’illecito, mentre in realtà la condotta omissiva del dirigente, cui la norma si riferisce, è una condotta successiva e diversa rispetto all’illecito posto in essere dal dipendente.

Eccesso di delega.
Di particolare rilievo appaiono le considerazioni conclusive svolte in termini di eccesso di delega, sotto due  profili. 

In primo luogo, è chiesta l’espunzione dal testo della disciplina concernente l’azione di responsabilità per danno d’immagine alla pubblica amministrazione, in quanto posta al di fuori della delega conferita dall’art. 17, comma 1, lett. s), l. 7 agosto 2015, n. 124. Tale disciplina appare, infatti, estranea alla materia della responsabilità disciplinare e al procedimento disciplinare, vertendosi in tema di responsabilità di diversa natura. Né è possibile indirettamente ricondurre l’istituto alla materia della responsabilità disciplinare mediante riferimento ad una ipotetica contestualità delle azioni nei confronti del pubblico dipendente, atteso che neppure questa sussiste.
 
Ad avviso del Consiglio di Stato la formulazione della norma porta a ritenere che tale azione di responsabilità per danno di immagine si svolga e si esaurisca successivamente alla conclusione della procedura di licenziamento. Va inoltre considerato che la stessa non concerne direttamente la disciplina del lavoro con la pubblica amministrazione. Né i relativi profili di organizzazione amministrativa, attenendo piuttosto agli effetti che la violazione degli obblighi del lavoratore produce, in relazione alla tutela di interessi e beni che non riguardano direttamente il rapporto di lavoro. L’unica parte della disposizione che risulta pienamente compatibile con la previsione della  lett. s) dell’art. 17 della legge delega - prosegue il Consiglio di Stato - è la prima parte del comma 3-quater, laddove prevede che “Nei casi di cui al comma 3-bis, la denuncia al pubblico ministero e la segnalazione alla competente procura regionale della Corte dei Conti avvengono entro quindici giorni dall’avvio del procedimento disciplinare”, rinvenendosi in tal caso la posizione di un mero obbligo di denuncia connesso alla commissione di fatti per i quali è avviato ed è in corso un procedimento disciplinare; collegamento che potrebbe essere rafforzato dalla espressa previsione di tale obbligo in capo all’ufficio per i procedimenti disciplinari. Da tale denuncia, e dalla segnalazione alla Corte – correttamente previste dalla norma delegata – già discende l’obbligo per la giurisdizione contabile di valutare la consistenza dei fatti, senza certo potersi escludere che il danno alla immagine debba costituire componente significativa del danno “erariale” risarcibile dal dipendente infedele.

E' poi evidenziata l'introduzione, con riferimento alla disposizione del comma 3-
quinquies, di una nuova ipotesi di omissione di atti d'ufficio ex art. 328 c.p.. Il cit. comma 3-quinquies ha infatti previsto che "Il comma 3-quinquies prevede che, per i casi di cui al comma 3-bis, l’omessa comunicazione all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, l’omessa attivazione del procedimento disciplinare e l’omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare costituiscono, a carico dei dirigenti ovvero, negli enti privi di qualifica dirigenziale, a carico dei responsabili di servizio competenti, illecito disciplinare punibile con il licenziamento; tali comportamenti configurano il reato di omissione di atti di ufficio, punito dall’art. 328 del codice penale". Indubbia è la differenza rispetto all'art. 328 c.p. che, per la configurabilità del fatto di reato, prevede la preventiva formulazione di una richiesta, il mancato compimento dell’atto dell’ufficio e la mancata risposta per esporre le ragioni del ritardo. Trattasi, dunque, di introduzione di una nuova norma penale, in relazione alla quale non si riscontra il supporto di idonea delega legislativa. Ad avviso del Consiglio di Stato qualora il Governo, nel quadro di un inasprimento della responsabilità dei dirigenti, ed al fine di dare forte impulso alla iniziativa di controllo e denuncia dei fenomeni di assenteismo, intenda introdurre una estensione, ai comportamenti dirigenziali omissivi nei casi in esame, dell’art. 328 c.p.., sarà necessario un intervento con norma primaria giacchè la norma delegata, così come formulata, si presterebbe ad essere censurata con successo da eventuali incolpati per eccesso di delega, compromettendo così l’obiettivo finale di giusto rigore nei confronti degli assenteisti e di chi omette di denunciare i comportamenti.


Il parere quindi conclude con il suggerimento di espungere dal testo le disposizioni che attengono all’azione di responsabilità per danno d’immagine e alla responsabilità penale dei dirigenti, senza con ciò voler porre alcuna preclusione in merito e in diritto a che le stesse previsioni siano riprese in considerazione per l’inserimento in un successivo idoneo provvedimento legislativo, anche in via urgente.

martedì 12 aprile 2016

RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO E TRATTAMENTO DI FINE SERVIZIO

Il nostro Ufficio Legale Nazionale ha predisposto una diffida, mirante alla corretta applicazione delle trattenute per i ricercatori universitari assunti a tempo determinato, che devono essere assoggettati a contribuzione TFS e non TFR, come, invece, avviene in molti casi.
La diffida del Nazionale richiama la nota INPS del 27 febbraio 2013, con cui l'istituto di previdenza, appositamente sollecitato, ha precisato che:

In esito al quesito formulato con nota prot. N. 1739 del 30.01.2013 si precisa che i ricercatori universitari, ancorchè a tempo determinato, laddove esistano le condizioni, devono essere assoggettati a contribuzione TFS
come precisato con l'informativa n. 11 del 03.06.2002, in quanto tale categoria di personale non è riguardata dal DPCM 20.12.1999.

Precisa, ancora, la nota INPS:
La definizione di detta tipologia di personale quale -“non contrattualizzato”- non attiene alla tipologia del rapporto di lavoro, che prevede infatti tutte le specificità del personale che sottoscrive un regolare contratto anche se a tempo determinato, bensì alla natura e struttura della retribuzione, nonché agli elementi giuridici del rapporto di lavoro, stabiliti non dalla contrattazione collettiva con l’ARAN ma dagli ordinamenti degli Enti di appartenenza. Difatti, l’art. 24 della legge 240/2010 prevede che detti contratti stabiliscono le modalità di svolgimento di didattica e di ricerca sulla base dei regolamenti di ateneo e non della contrattazione collettiva. Anche per la figura professionale di cui alle leggi n. 230/2005 e n. 240/2010 è specificato che il trattamento economico di tali contratti sia rapportata a quello degli attuali ricercatori confermati (stabilito con DPR)”.
Per quegli Atenei che, in maniera errata, venisse applica per i ricercatori a tempo determinato, siano essi di tipologia a) o b), il regime di TFR, invitiamo  a presentare la diffida allegata.

Per chi fosse interessato invitiamo a contattar la Flc CGIL Napoli o le compagne e compagni presenti in Ateneo

Contatti:
Flc Napoli: napoli@flcgil.it
Gaetano Iannone: g.iannone@flcgil.it;

cell: +39 3477850777

giovedì 3 marzo 2016

La Carta per i diritti universali del lavoro - CONSULTAZIONE STRAORDINARIA DELLE ISCRITTE E DEGLI ISCRITTI ALLA CGIL -

La Carta per i diritti universali del lavoro è la riscrittura del diritto del lavoro in nome di un principio di uguaglianza che travalichi le diverse forme e tipologie nelle quali esso si è diversificato e frammentato negli anni. Tutta la Cgil è impegnata in un grande confronto che mette al centro le tutele dei lavoratori, in questi anni attaccate e indebolite da un pervicace processo di destrutturazione. Le tutele di tutti, non solo dei subordinati pubblici e privati; la Cgil parla anche a tutta la galassia dei lavoratori parasubordinati, veri o finti autonomi, a professionisti e atipici, flessibili, precari, discontinui.
La Cgil presenta dunque la Carta, un testo composto da 97 articoli, proponendo un progetto di una legge di iniziativa popolare, ovvero del nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, che estenda diritti a chi non ne ha e li riscriva per tutti alla luce dei grandi cambiamenti di questi anni, rovesciando l’idea che sia l’impresa, il soggetto più forte, a determinare le condizioni di chi lavora, il soggetto più debole. E i diritti fondamentali sono variegati, vanno dal compenso equo e proporzionato alla libertà di espressione, dal diritto alla sicurezza al diritto al riposo, ma anche alle pari opportunità e alla formazione permanente, un aggiornamento costante di saperi e competenze. La ridefinizione dei principi universali, le norme legislative che diano efficacia generale alla contrattazione in base a regole di democrazia e rappresentanza valide per tutti, la riscrittura dei contratti di lavoro sono i tre pilastri della proposta di legge a sostegno della quale sarà avviata una raccolta di firme.
Intanto la Cgil ne discute con la propria base, in uno straordinario processo di confronto e consultazione con gli iscritti ai quali chiede di esprimersi sul progetto e ad esprimersi anche sull'abrogazione di specifiche norme in contrasto ai principi di tutela dei diritti universali, contenute in molte delle leggi sul lavoro approvate negli anni.
La Cgil non guarda indietro dunque, a stagioni ormai finite ma, con proposte precise e concrete, getta lo sguardo su un futuro in cui il nuovo modo di essere del lavoro non cancelli diritti e rispetto per i lavoratori.
Perché il lavoro continui ad essere un patrimonio di dignità.
Perché il lavoro continui ad essere un patrimonio di libertà.


Questi i principi cui si ispira il testo di legge di iniziativa popolare che sarà ora sottoposto alla consultazione e condivisione degli iscritti, ricorrendo a due quesiti:
  • “Condividi obiettivi e gli indirizzi della proposta presentata dalla Cgil del Disegno di legge di iniziativa popolare Carta dei diritti universali del Lavoro, ovvero nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e lavoratori?";
  • "Condividi la possibilità di sostenere, in via eccezionale e straordinaria, la proposta di legge con specifici quesiti referendari e dai mandato al Direttivo Nazionale della Cgil di elaborarli, definendoli con propria proposta autonoma, in considerazione del carattere universale e di rango costituzionale della proposta stessa che inerisce ai diritti generali e fondamentali riferiti al lavoro?”.
per approfondire: La  Carta per i diritti universali del lavoro (testo integralecommentario)
Per tutto quanto sopra, le iscritte e gli iscritti alla Flc CGIL sono invitate a partecipare alla riunione di presentazione, discussione e consultazione sulla “Carta per i diritti universali del lavoro”
mercoledì 09 marzo 2016 ore 15.00
presso la sede della Flc Cgil dell’Università degli Studi di Napoli

via Leopoldo Rodinò (adiacenze Dipartimento di Scienze Politiche)

giovedì 25 febbraio 2016

Atto di indirizzo per la definizione dei comparti contrattuali -Flc CGIL-

La legge 150 del 2009, così detta legge Brunetta, rappresenta il più alto punto di attacco ai diritti, ai salari e alla dignità del lavoro pubblico, concepito dalle politiche di austerity degli ultimi anni. Un attacco feroce che la CGIL ha combattuto senza risparmiarsi e per un lungo periodo in assoluta solitudine. La trattativa aperta all’Aran per la riduzione dei comparti dagli 11 attuali fino ad un massimo di 4 si muove esattamente in questo ambito cioè l’applicazione di uno dei provvedimenti contenuti in quella legge. 
Le ragioni che impediscono, allo stato attuale, la creazione di un comparto di Ricerca, Università e Afam sono evidenti. La rigidità del vincolo normativo e lo scarso peso numerico di questi settori, rispetto agli altri settori del pubblico impiego, non ha mai reso la proposta concretamente sostenibile al tavolo di trattativa a legge 150 invariata. D’altro canto a nessuno sfugge che la trattativa con l’Aran per la riduzione dei comparti di contrattazione non è il luogo dal quale riuscire ad ottenere modifiche della legge Brunetta.
Certamente nella ridefinizione obbligata dei comparti la struttura contrattuale e le professionalità della Ricerca così come l’Afam e l’Università rischiano di subire, più di altri settori, gli effetti negativi della rigidità che caratterizza una scelta evidentemente forzata. Con un governo che non è in grado valorizzare l’importanza dello sviluppo scientifico, della cultura artistica e musicale e dell’istruzione universitaria, al di là del mero peso numerico degli addetti impiegati, bisogna stabilire nei contratti nazionali regole che consentono la piena esigibilità della contrattazione e scelte d'investimento strategiche.
La CGIL ha avviato la propria partecipazione alla trattativa consapevole che questa rappresentava una delle maggiori criticità da affrontare.
In particolare ciò che deve essere scongiurato è il rischio di sciogliere le specificità professionali di questi settori nell’oceano della pubblica amministrazione. Del resto la grave vicenda delle tabelle di equiparazione tra comparti e dell’Agid, l’agenzia per l’agenda digitale, avevano già dato negli ultimi mesi una misura concreta dei rischi che si corrono muovendosi in questa direzione.
Riteniamo, quindi, preoccupante che da una certa parte sindacale sia stato suggerito, nell’ultimo incontro di trattativa all’Aran, di far confluire la Ricerca in particolare nelle amministrazioni centrali dello Stato, sostenendo la tesi che quello è il comparto di provenienza nel quale gli Enti di ricerca erano incardinati prima del 1991. Vogliamo esprimere con chiarezza l’idea che questa prospettiva rappresenterebbe un enorme passo indietro per i lavoratori della ricerca che ricordano bene la faticosa battaglia di emancipazione sostenuta per conquistare il riconoscimento della propria specificità ottenuto con la costituzione del comparto della Ricerca. 
Per queste ragioni il fatto che l’Aran, dopo aver avanzato l’ipotesi di un unico comparto di contrattazione nel primo incontro, poi tre comparti nell’incontro successivo abbia da ultimo proposto quattro comparti di cui uno della conoscenza, ci sembra, allo stato attuale della trattativa una proposta positiva, che peraltro consentirebbe di chiudere rapidamente il negoziato per poi aprire i tavoli contrattuali.
Come è noto infatti l'apertura del confronto sul rinnovo del contratto nazionale nei comparti pubblici puo' avvenire solo dopo aver raggiunto l'intesa sui comparti e la definizione del calcolo della rappresentanza.
In queste condizioni di partenza comporre un comparto che contenga al suo interno contratti con una elevata difformità nell’architettura ordinamentale e professionalità non omogenee, sia dal punto di vista delle mansioni che da quello dei salari, può dal nostro punto di vista rappresentare una via plausibile per raggiungere l’obiettivo di salvaguardare tutte le specificità oggettive e le diverse “storie” dei settori attraverso una articolazione equilibrata tra comparto e specifiche sezioni. In questo senso di fronte al dato dei 4 comparti, come già avevamo anticipato, il comparto della conoscenza può rappresentare il riconoscimento di una filiera in cui far convivere interazioni strategiche di sistema e specificità contrattuali.
Potrà, in altri termini, certamente avere la forza di alcune solide connessioni trasversali valide per tutti, cioè il riferimento agli articoli 9, 33, 117 della Costituzione. In queste norme e nei principi che le ispirano trovano fondamento l'autonomia di ricerca e di insegnamento che caratterizzano il lavoro in queste istituzioni e ne definiscono l'architrave. D’altro canto, all’interno di queste linee comuni, di comparto, i settori non potranno che corrispondere alle articolazioni specifiche che oggi si riferiscono alle prerogative contrattuali di scuola, università, ricerca e afam.
Il fatto che questa soluzione sia articolata unendo in un unico ambito tutte le istituzioni della conoscenza riteniamo sia un elemento di rilevante valore in grado di aumentare il peso politico di settori che nonostante assolvano una funzione sociale fondamentale per il futuro del paese, oggi attraversano una profonda crisi a causa delle sciagurate politiche del governo. Ricomporre la filiera dei saperi contribuisce a rivendicare la stretta connessione tra investimento nelle istituzioni della conoscenza e investimenti per lo sviluppo. Può cioè rappresentare una forma di concretizzazione degli articoli 9, 33 e 117 della Costituzione a partire dai quali le peculiarità di ogni ambito del lavoro nei diversi settori della conoscenza devono essere valorizzati e non certo appiattiti insensatamente l’uno sull’altro.
Comprendiamo le preoccupazioni e la fibrillazione di alcune organizzazioni sindacali per l’esito di questo negoziato, specie da parte di chi rischia di non raggiungere più i limiti per la rappresentatività. Riteniamo però che occultare realtà e verità delle proposte in campo e della discussione difficilmente contribuisce a far avanzare la trattativa rischiando piuttosto di produrre l’effetto opposto a quello che da alcune parti di dichiara: mortificare le professionalità di questi settori piuttosto che salvaguardarle e valorizzarle. Fonte Flc CGIL

domenica 14 febbraio 2016

Modello e istruzioni - 730/2016

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Importanti novità: A partire dal 2016, il 730 precompilato conterrà anche i dati su spese sanitarie e relativi rimborsi. 
Come fare opposizione:Per le spese e i relativi rimborsi del 2015, l’opposizione può essere effettuata seguendo 2 modalità:...

lunedì 14 dicembre 2015

15 dicembre continua la mobilitazione Rinnovo contrattuale e legge di stabilità

15 dicembre continua la mobilitazione Rinnovo contrattuale e legge di stabilità

FLC CGIL, CISL UNIVERSITÀ E UIL RUA
SARANNO IN PIAZZAMONTECITORIO ASSIEME AI LAVORATORI DEI SETTORI PUBBLICI

Riteniamo indispensabile che la legge di stabilità stanzi risorse vere per il prossimo rinnovo contrattuale che deve ribadire la specificità e la centralità dei settori rappresentati. Il lavoro nell’Università deve essere adeguatamente
valorizzato, dopo anni di blocco contrattuale e di incursioni legislative, garantendo che la professionalità dei lavoratori non sia svilita, ma legata strettamente alla missione delle Istituzioni in cui operano e la cui libertà e autonomia ha una garanzia costituzionale.
Il Governo stanzia nella Legge di Stabilità una cifra risibile: una media di 7 euro a dipendente per il rinnovo del contratto nazionale scaduto da oltre 6 anni, una proposta irrispettosa dei lavoratori e della stessa sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti. A questo si aggiunge l’impossibilità prevista dalla Legge di stabilità di incrementare i fondi per il salario accessorio limitandoli al valore del 2015 ridotto in ragione dei cessati. Carriere bloccate, retribuzioni ferme, precariato dilagante sono l’ennesima ricetta di questa Legge di Stabilità per l’Universià. È, invece, indispensabile:
• consentire il rinnovo dei contratti nazionali con risorse adeguate e sbloccare la
• contrattazione integrativa liberandola dai vincoli legislativi
• abolire il blocco del turn over, variamente mascherato e che aumenta a dismisura il lavoro precario. Il diritto alla carriere non deve contrapporsi con il diritto al posto di lavoro;  i lavoratori precari vanno stabilizzati
• risolvere in maniera definitiva i contenzioni relativi ai fondi contrattuali
• ribadire l’appartenenza delle Aziende Ospedaliere Universitarie al settore Università -valorizzandone le professionalità ivi operanti
• riaprire il provvedimento sulle equiparazioni per mobilità intercompartimentale avviando il confronto con le Organizzazioni Sindacali.
Fonte Flc CGIL

Università: Mercoledì 16 dicembre Roma iniziativa Cgil, intollerabile gap Nord-Sud, intervenire subito su diritto allo studio.

"È intollerabile la spaccatura esistente tra Nord e Sud del Paese sul fronte dell'università: sul Mezzogiorno pesano in modo ancor più preoccupante che sul resto della penisola la carenza di risorse, che porta il 40% degli studenti idonei a non ottenere una borsa di studio, il calo delle immatricolazioni, e la riduzioni di finanziamenti per il sistema universitario. Il Governo deve intervenire subito, a partire dal ddl stabilità, sul diritto allo studio". Così il segretario confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta i dati del Rapporto 2015 della Fondazione Res 'Nuovi divari. Un'indagine sulle Università del Nord e del Sud'.


"L'Università - continua la dirigente sindacale - è senza dubbio uno dei punti deboli del sistema formativo del Mezzogiorno e questo deficit non può che alimentare un drammatico circolo vizioso ripercuotendosi anche sull'occupazione e sull'economia del territorio". "Per questo - conclude Fracassi - tra le proposte e le richieste della nostra vertenza nazionale 'Laboratorio SUD' chiediamo risorse aggiuntive per il diritto allo studio, una legge quadro nazionale, e il rafforzamento delle università meridionali a partire da un piano straordinario per il reclutamento di docenti e giovani ricercatori".

Saranno questi i temi al centro dell'iniziativa 'Università: ripartiamo dal Mezzogiorno', promossa dalla Cgil nazionale nell'ambito della campagna 'Laboratorio SUD idee per il Paese', che si terrà mercoledì 16 dicembre a Roma (ore 9.30, centro congressi Cavour). Concluderà i lavori il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

Mercoledì 16 dicembre iniziativa a Roma con Camusso - Il volantino dell'iniziativa e il documento programmatico della campagna.

fonte: CGIL

mercoledì 9 dicembre 2015

Crollo al Dipartimento di Veterinaria. Emergenza del sistema Università


Quello che è accaduto oggi nella nostra Università, se pur ascrivibile ad un evento eccezionale e ad un probabile dissesto geologico -ma questo saranno gli organi competenti a stabilirlo- non dovrebbe per alcuna ragione mai accadere. Solo per una serie di coincidenze, il ponte dell'immacolata, la chiusura dell'Ateneo e le prime avvisaglie notturne hanno limitato i danni se pur ingenti alle sole cose. Questo evento, nella sua tragicità ben rappresenta lo stato in cui versa il sistema universitario nel nostro paese, nel mezzogiorno e nella nostra regione. I continui tagli lineari perpetrati in questi anni al sistema della conoscenza, al sistema pubblico, alle università hanno indebolito il sistema alle fondamenta. Oggi quello a cui direttamente o indirettamente abbiamo assistito è la realistica rappresentazione della chiara volontà di smantellamento dei saperi nel nostro paese. Un percorso che parte da lontano e che non si arresta, che investe in maniera trasversale tutta la comunità universitaria, studenti, docenti, ricercatori personale TA, CEL, precari, una vera e propria emergenza che continua a perdurare anche nel testo dell'ultima legge di stabilità (2016) in discussione in parlamento -"Le risorse finanziarie assegnate e trasferite alle università, nell'ambito dei finanziamenti per l'attuazione degli interventi di edilizia universitaria negli anni dal 1998 al 2008 a valere sugli stanziamenti disponibili nel bilancio dello Stato e per i quali gli Atenei hanno provveduto alla definizione degli interventi da realizzare, per ciascun tipo di edilizia generale, dipartimentale e/o sportiva, che al 31 dicembre 2014 risultano ancora non totalmente spese, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato nell'esercizio finanziario 2016"-, un continuo definanziamento. Sono necessari interventi seri e coraggiosi, sono necessarie più risorse al sistema dei saperi e della conoscenza, è necessario cambiare segno a questa manovra se si vuole investire nel futuro, per non rinunciarvi definitivamente.